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Daniele
ha avuto come primo insegnante di musica, fin dall’età
di cinque anni, il nonno materno
Useo Carmelo D’Aiuto, compositore e
maestro di banda, dal quale apprende l’amore per la
musica sia come metodo e disciplina della volontà sia
come arte volta all’espressione dei sentimenti. Dal
nonno materno deriva anche la passione per l’arte di
narrare la Storia come fosse qualcosa di inerente al
mondo della fantasia: durante la guerra, infatti, Useo
Carmelo D’aiuto era stato internato in un campo di
concentramento in Germania come prigioniero di guerra e
aveva rielaborato questa sua drammatica esperienza nella
forma di una serie di racconti orali con cui
intratteneva quotidianamente prima i suoi figli e, poi,
i suoi nipoti.
In seguito Daniele Mutino ha studiato pianoforte con
vari insegnanti, in particolare ad Avellino con la
pianista italo-argentina Elsa Fiore e a Roma con la
pianista italo-argentina Maria Teresa Carunchio. Quest’ultima
lo ha guidato al conseguimento del Diploma in Pianoforte
presso il Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro, nel 1988,
in qualità di privatista (9/10), e lo ha avviato alla
carriera concertistica come
pianista solista di musica classica.
Daniele Mutino ha quindi studiato le materie musicali
complementari con il M° Carmelo Piccolo, che gli ha
impartito anche i primi rudimenti di Composizione e lo
ha guidato al conseguimento dell’Abilitazione per
l’insegnamento dell’Educazione Musicale nelle Scuole
Medie Inferiori e Superiori (esame di stato del 1992).
Seguendo la sua passione per la musica barocca, ha poi
studiato per due anni Clavicembalo con il M° John Henry,
a Londra, e con il M° Sara Bernardi, nel Conservatorio
“S.Cecilia” di Roma.
Dal 1984 al 1987, al seguito della famiglia, vive a
Mogadiscio, in Somalia, dove entra in contatto con un
mondo completamente diverso da quello in cui aveva
vissuto prima, e dove può vedere con i propri occhi le
profonde contraddizioni umane e sociali determinate
dagli interessi occidentali nel paese africano; in
seguito a questa esperienza, sviluppa una profonda crisi
nel proprio rapporto con i valori alla base del mondo
occidentale, una crisi che, nel giro di alcuni anni, lo
induce a lasciare il pianoforte e il clavicembalo, ad
abbandonare la carriera di concertista “classico” e a
sviluppare la passione per l’
Antropologia
Culturale.
In seguito a questa passione, dopo il conseguimento
della Maturità Classica (ottenuto con il massimo dei
voti presso il Liceo “Dante Alighieri” di Roma), si
iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia
dell’Università “La Sapienza” di Roma dove frequenta il
Dipartimento di Scienze Demo-Etno-Antropologiche, fino
al conseguimento, nel 1994, della Laurea (ottenuta con
la lode, presso la cattedra di Filosofia Teoretica II,
discutendo una tesi incentrata sulla critica alle varie
metodologie della ricerca antropologica contemporanea).
Nel corso degli studi universitari, oltre alle
problematiche etiche e epistemologiche dell’Antropologia
in generale, sceglie di approfondire con particolare
attenzione anche lo studio etnomusicologico delle
tecniche musicali e narrative dei cantastorie siciliani
del dopoguerra; e non è un caso, perché parallelamente
agli studi di antropologia, Daniele Mutino intraprende
anche un nuovo diverso percorso artistico incentrato
proprio sull’arte del cantastorie.
Nel 1990 l’Università viene occupata dal Movimento
cosiddetto de “La Pantera”, e, partecipando a questo
movimento, egli incontra altri studenti che vivono come
lui la medesima necessità di dare forma comunicativa ed
espressiva ad un forte disagio vissuto rispetto al mondo
circostante; il teatro di cantastorie sembra prestarsi
ottimamente a questa necessità, e quindi, con alcuni di
questi studenti, fonda il gruppo teatrale
Novanta Teatro Movimento
(1990-1997), all’interno del quale segue un lungo
percorso formativo guidato dall’attore-cantastorie Nino
Racco, rivolto in particolare alla costruzione di
spettacoli teatrali di piazza; effettua così per diversi
anni (fino al 1996) un intenso training quotidiano per
la formazione del corpo dell’attore, ispirato ai
principi di E.Barba e J.Grotowskji e integrato da una
ricerca sulle tecniche espressive della musica popolare
del Sud Italia.
All’interno di questa particolare ricerca teatrale
studia da autodidatta la fisarmonica, che diventa subito
il suo principale strumento musicale, con l’ausilio del
quale si dedica anche alla composizione di musiche per
gli spettacoli del proprio gruppo.
Nei primi anni di attività il Novanta Teatro Movimento è
un gruppo molto numeroso, formato da ben dodici attori
(più un regista e uno scenografo); gli spettacoli
teatrali che questo gruppo produce sono in genere
spettacoli di cantastorie pensati per essere effettuati
in piazza e per essere rivolti ad un pubblico popolare,
e vengono effettuati non solo nei centri storici, ma
anche nei quartieri periferici delle grandi città; si
tratta comunque di spettacoli corali e drammatici,
incentrati su tematiche “importanti” e “serie” come la
Guerra o la Follia, di durata mai inferiore all’ora
complessiva, che prevedono anche una fase preparatoria
costituita da parate spettacolari (con bandiere,
trampoli, percussioni) in cui gli attori irrompono
improvvisamente nella quotidianità di paesi e quartieri,
richiamando e radunando con azioni teatrali la gente
dalle strade, per condurla alla piazza centrale dove poi
inizia lo spettacolo di cantastorie vero e proprio.
In una seconda fase, a partire dal 1992, i componenti
del gruppo teatrale Novanta Teatro Movimento lasciano la
città e intraprendono insieme, per diversi anni, una
vita comunitaria sul Monte Peglia (vicino ad Orvieto),
abitando in alcuni casali di pietra isolati tra i boschi
e privi di corrente elettrica, dove vengono svolte
attività sia teatrali sia agricole: viene allora
cambiata la strategia teatrale-lavorativa e sono
costituiti piccoli gruppetti di tre, quattro, massimo
cinque attori, impegnati in spettacoli più agili e
veloci, adatti al lavoro “a cappello” nelle piazze
cittadine. Nel gergo degli "artisti di strada" si dicono “a cappello” gli spettacoli
effettuati spontaneamente nei luoghi pubblici e
finanziati unicamente con le libere offerte lasciate
dagli spettatori occasionali. Purtroppo, anche se si
tratta di un metodo di lavoro teatrale antichissimo e
radicato nella memoria popolare, in quegli anni gli
spettacoli a cappello sono ostacolati dalle istituzioni
a causa di una vecchia normativa risalente agli anni
trenta ed ancora in vigore; capita spesso infatti che la
forza pubblica intervenga ad interrompere gli spettacoli
del Novanta Teatro Movimento, ma spesso, quando questo
accade, nascono spiacevoli problemi di ordine pubblico,
creati dalle proteste degli spettatori occasionali,
gente comune che ritiene istintivamente un proprio
diritto quello di assistere alle performance di piazza
degli artisti.
I componenti del Novanta Teatro Movimento vorrebbero
evitare questo tipo di situazione ma al tempo stesso non
intendono rinunciare ad una modalità di lavoro che
ritengono pienamente legittima e che garantisce
indipendenza artistica, autonomia economica e contatto
diretto con la gente di ogni tipo e condizione; per
questo rispondono all’invito dell’Associazione “Terzo
Studio”, in quegli anni impegnata nella rivendicazione di una piena
legittimazione legale all'esercizio dell’arte di strada
come professione. Il Novanta Teatro Movimento partecipa
così alle prime edizioni di "Mecantia - Festival del
Teatro da Quattro Soldi", una rassegna inventata e
promossa, appunto, dall'Associazione "Terzo
Studio" proprio per valorizzare l’arte di strada.
Allo stesso tempo, per lavorare più tranquillamente, i
componenti del gruppo cercano di lavorare il meno
possibile nei centri delle grandi città e iniziano a
fare viaggi-lavoro a cappello nei piccoli paesi delle
campagne del Sud Italia (segnaliamo in particolare i due
viaggi fatti dal Cilento al Salento nelle estati del
1995 e del 1996), dove spesso gli spettacoli a cappello
sono preceduti da una parata per richiamare il pubblico
e dove il contatto umano con la gente del posto è molto
più approfondito ed emotivamente coinvolgente, e
trascende spesso il momento dello spettacolo. Talvolta,
nei paesi più piccoli e più poveri, per lo più ancora abitati
da contadini e pastori, si pratica il cappello culinario
(spettacoli in cambio di cibo, cioè vino, pane, verdure
dell’orto, frutta, pasta, salumi, ecc.).
In seguito, Daniele Mutino approfondisce la passione per
gli di spettacoli di piazza dando vita al gruppo
Filamistrocca-Musikaclowneska
(1995-2002), una piccola formazione di due, massimo tre
musicisti-clown (gli altri sono i poli-strumentisti
Claudio Montuori e Nello Spinella), caratterizzata da un
teatro musicale più agile e clownesco e più vicino alle
modalità di lavoro (molto “cittadine”) proprie di
artisti di strada e busker. Con questa formazione lavora
molto nella città di Roma, ma anche nelle piazze di
tutta Italia e di diversi paesi europei, partecipando su
invito a molti festival e rassegne di spettacoli di
strada in Italia e all’estero ed effettuando diverse
centinaia di spettacoli, buona parte dei quali a
cappello; proprio per promuovere e difendere questa
particolare modalità di lavoro (utile anche a
procacciarsi commissioni e contratti senza bisogno di
agenti e “conoscenze”) i tre componenti del gruppo si
impegnano molto a promuovere il movimento per la
liberalizzazione e la legalizzazione dell’arte di strada
a cappello, in particolare nella città di Roma, dove
organizzano o contribuiscono ad organizzare petizioni
pubbliche, mostre fotografiche e manifestazioni dedicate
all’argomento, fino a contribuire attivamente alla
realizzazione della “storica” delibera comunale del 1998
(presentata alla stampa in Campidoglio, con la
partecipazione di Dario Fo) che ancora oggi consente e
regolamenta l’arte di strada nel territorio della
Capitale.
Con il passare degli anni e delle esperienze, Daniele
Mutino sente il bisogno di lavorare in piazza anche da
solo, e, per stimolarsi in questo senso, nel periodo di
ottobre-novembre 2000, percorre a piedi, nella Spagna
settentrionale, i circa 800 km del Cammino di Santiago,
portando con sé una piccola fisarmonica ed effettuando
come cantastorie spettacoli di piazza a cappello in
tutte le principali località incontrate (Pamplona,
Estrella, Logrogno, Nahera, Burgos, Castroherìtz, Leòn,
Astorga, Carrion de los Condes, Santiago de Compostela,
Finisterrae).
A partire dal 2001, tornato a vivere ormai stabilmente a
Roma, Daniele Mutino inizia ad integrare sempre più
spesso gli spettacoli di piazza con un’attività più
tradizionale di musicista-compositore, lavorando in
particolare nel circuito della musica etnica, della
musica da camera e del teatro, proponendosi (sia da solo
sia in gruppo) come fisarmonicista-cantastorie, come
compositore ed esecutore.
In questi ultimi anni lavora anche come antropologo ed
etnomusicologo, effettuando diverse attività anche
continuative, in genere a contatto diretto con
situazioni di grave disagio psico-fisico e sociale,
per esempio:
- lavorando con la ASL Napoli 5, Centro di Igiene
Mentale, a Pompei (SA), in un progetto di cura basato
sulla musica tradizionale,
- insegnando musica ai ragazzi Rom a Roma, in vari
progetti gestiti da CEMEA, ARCI e “Controchiave”,
- insegnando antropologia culturale a Livorno in un
progetto di inserimento professionale per ragazze
extracomunitarie.
Nel 2002 è diventato padre di una bambina.
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Useo Carmelo D'Aiuto |
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Daniele durante un
concerto |
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Cantastorie |
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Novanta Teatro
Movimento - Roma 1992 |
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Novanta Teatro
Movimento - Roma - Piazza Navona 1992 |
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Spettacolo in piazza -
Roma 2001 |
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Il Duo Filamistrocca
in uno spettacolo di piazza a Sermoneta |
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Daniele e la sua
fisarmonica sul cammino di Santiago |
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Con la Comunità di S.
Egidio in Albania |
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